Viareggio Cup, Torneo di Viareggio, Coppa Carnevale, World Football Tournament

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Antonio Piccolo, due vittorie con la Juventus ma troppo presto lontano dalla ribalta

Antonio Piccolo, due vittorie con la Juventus ma troppo presto lontano dalla ribalta

Orgogliosamente può dire «c’ero anche io». In effetti, basta scrutare la rosa della Juventus che ha partecipato e vinto le edizioni del 2009 e del 2010 della Viareggio Cup per imbattersi nel nome di Antonio Piccolo, portiere, dodicesimo alle spalle del titolare Carlo Pinsoglio.

«Momenti indimenticabili – racconta Antonio da Pomigliano d’Arco -: averli vissuti, per di più in una città bella e accogliente come Viareggio sa essere nel periodo di Carnevale (in quegli anni, il torneo si svolgeva sempre in concomitanza con i corsi mascherati n.d.a.) mi regala ancora una grande emozione».

Ma i ricordi del campo di quelle due edizioni?

«Nella prima, l’allenatore era Massimiliano Maddaloni: in campo tra gli altri c’erano Daud, che vinse la classifica dei cannonieri, e Ciro Immobile. L’anno dopo, con Luciano Bruni alla guida della squadra, esplose definitivamente Ciro segnando una marea di gol».

Quando si vince..

«Beh, grande entusiasmo. Grandi speranze di fare il salto. Tutti guardavano con ottimismo al futuro, anche chi era stato utilizzato meno”.

E l’atmosfera della città?

«Eravamo alloggiati in un albergo vicino alla Passeggiata: bastava attraversare la strada e ci ritrovavamo in mezzo a tanti ragazzi che ci guardavano con un pizzico di invidia. Eppoi la città colorata, con un’allegria dilagante, era spettacolare. Viareggio continuo a portarla nel cuore. Ci sono tornato più volte dopo l’esperienza al torneo e mi ha sempre fatto una gran bella impressione soprattutto nel periodo di Carnevale».

Dal dolce all’amaro: che cosa non ha funzionato nel prosieguo della tua carriera visto che hai smesso presto.

«E’ un discorso lungo. Preferisco soffermarmi sull’esperienza di Milazzo, dove nelle poche partite disputate in Lega Pro riuscì a conquistare la fiducia del pubblico che stravedevano per me. Poi ci sono state una serie di vicissitudini, molto particolari che mi hanno convinto a cambiare strada e obiettivi».

Ma il calcio è sempre un punto fisso del tuo vivere quotidiano?

«Certamente. A Pomigliano d’Arco da sette anni gestisco una scuola calcio dedicata a mio fratello Felice. Sono assieme ad un amico d’infanzia, Mirko Panico con il quale ho condiviso un progetto di inserimento sociale e non solo sportivo di molti ragazzini. La Academy Felice Piccolo mi sta dando grandi soddisfazioni. E voglio continuare su questa strada, in mezzo ai giovani calciatori».



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